06/03/09 (Fonte: Il sole 24 0re). Energia primo bersaglio della sindrome "Nimby"

Una delle malattie dell'Italia, la sindrome di Nimby, aumenta di intensità. Il termometro delle contestazioni locali contro impianti, infrastrutture e progetti indica la pericolosa temperaura 264: tanti sono i casi in cui i sindaci, assessori e comitati locali di opposizione contestano le infrastrutture. A differenza degli anni passati, ora sono sotto tiro soprattutto le infrastrutture energetiche. Centrali elettriche, linee di alta tensione ma anche - sorpresa - gli innocui "ventilatori" eolici, quelli che fanno corrente elettrica agitando nel vento le loro braccia bianche ed eleganti. Sono queste alcune delle anticipazioni della quarta edizione dello studio Osservatorio Nimby Forum promosso dall'associazione Aris. La nuova edizione dello studio - che sarà presentato la settimana prossima - fa una radiografia di questa malattia sociale nel 2008-2009.

Il termine Nimby è stato inventato dal popolo che più ama sigle ed acronimi, gli statunitensi. Significa "not in my back-yard", non nel mio cortile, e riassume i fenomeni di contestazione locale alla realizzazione di impianti e infrastrutture.

Negli ultimi anni il Nimby Forum ha censito attraverso il termometro degli articoli sui giornali e attraverso altre forme di manifestazione del dissenso locale. Il numero di contestazioni era rimasto sempre abbastanza stabile (190 casi nel 2005-2006, 171 nel 2006-2007 e 193 nel 2007-2008), ma l'anno scorso il termometro del contenzioso locale è salito alla febbre alta con i 264 casi di "no" alle infrastrutture. Sono 45 i progetti rimasti costantemente sotto tiro per tutti gli anni dell'analisi e che dal 2004 oggi non hanno fatto passi avanti significativi in termini di accettazione.

I contestatori temono soprattutto che il progetto abbia gravi effetti ambientali, oppure sulla qualità della vita. E ciò a dispetto che molti progetti siano innovativi e apportino un miglioramento ambientale: è indicativo il no ai mulini a vento, che producono corrente seza emettere alcun fil di fumo.

Le centrali elettriche (termoelettriche, parchi eolici, biomasse, idroelettriche, geotermiche: in tutto 97 casi di proteste) sono le installazioni più contestate, con il 36,7% dei contenziosi locali. Aggiungendo i rigassificatori (13 casi di contestazione, cioè tutti i progetti) e sette altri progetti (alta tensione, impianti petroliferi come nel caso dei pozzi della Basilicata), l'energia suscita intense gastriti sociali. Ma il settore che scatena l'infiammazione più acuta è quello dei rifiuti.

Chi contesta con voce più sonora? "Gli amministratori pubblici locali (40%) e i comitati spontanei dei cittadini (23,1%) - osserva Alessandro Beulcke del Nimby Forum - poichè rappresentano i più diretti portatori di interesse locale. La voce di chi propone l'impianto invece è sempre più marginale: eppure il mondo dell'impresa dovrebbe aver fatto esperienza sul fatto che ormai la comunicazione e il coinvolgimento sono forse gli aspetti più importanti per la riuscita di un progetto".

La virulenza più forte riguarda (come l'anno passato) ancora la Tav Torino-Lione, ma fanno clamore la discarica di Chiaiano (Napoli), la centrale lodigiana di Bertonico della Sorgenia, la centrale biomasse di Martignana di Po, la discarica napoletana di Pianura, la centrale calabrese di Saline Joniche proposta dalla Sei (Rezia Energia) e quella di Aprilia (Latina) di Sorgenia, l'inceneritore napoletano di Acerra e il rigassificatore di Brindisi.




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Ma sono possibili anche vantaggi pratici?
Gli abitanti della vallata avrebbero energia pulita a costi inferiori rispetto alle attuali bollette.
Potranno usufruire, a basso prezzo, di calore per il riscaldamento domestico (il cosiddetto
teleriscaldamento)


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