Le centrali a biomasse sono tra gli impianti più innocui sulla Terra. Per produrre elettricità bruciano pezzi di alberi a crescita rapida, come i pioppi, e scarti di potature: tutta roba pulita e rinnovabile. Per i contadini sarebbe un affare, perchè trasformano in guadagno il costo dello smaltimento dei residui. Anche per gli abitanti dei comuni interessati potrebbero essere un'opportunità, visto che significano posti di lavoro e spesso sconti sulla bolletta della luce. Eppure, in Italia perfino le piccole e inoffensive centrali a legna sono combattute come il diavolo. Da Atena Lucana, in provincia di Salerno, a Zinasco, nel Pavese, sono 52 gli impianti elettrici di quel tipo contestati.
E' un fenomeno nuovo e sconcertante perchè le centrali a biomasse, così come le altre a energia rinnovabile (idroelettriche, solari, geotermiche ed eoliche), fino a non molto tempo fa erano considerate virtuose e non solo accettabili ma addirittura richieste, quindi fornite di uno speciale lasciapassare ecologstico, una specie di bollino verde.
Da qualche tempo, invece, gruppi di talebani della "difesa del territorio", spesso minuscoli ma bellicosi, hanno cominciat a trattare da nemiche perfino le energie rinnovaili. Riuscendo a bloccarle, spesso trovando alleati politici e amministratori locali, sovente agendo anche a dispetto di questi ulrimi, oltre che contro gli ambientalisti più ragionevoli e la maggioranza della popolazione, in genere estranea alle proteste o proprio contraria.
Il cambiamento di approccio è stato colto e censito dal Nimby Forum ("Not in my backyard" significa: non nel mio cortile), organizzazione che da anni tiene sotto osservazione il delicato rapporto tra le comunità da una parte e dall'altra le istituzioni, le aziende e gli enti che promuovono la costruzione delle infrastrutture. Nel rapporto 2008, che viene presentato ufficalmente giovedì 12 marzo e che Panorama ha letto in anteprima, il Nimby Forum ha individuato 67 impianti a energie rinnovabili contestati in Italia, un grosso numero. E una tendenza preoccupante, proprio nel momento in cui si torna a parlare di energia atomica: "L'Italia si avvia verso il più grande caso Nimby mai ossvato, quello sul nucleare" presidente del Forum.
Fra le strutture combattute ci sono anche nove centrali idroelettriche, quelle con le turbine mosse dalla forza dell'acqua, cinque parchi eolici (energia del vento) e un'installazione geotermica, alimentata con il vapore del sottosuolo. In pratica fra tutte le centrali elettriche osteggiate, circa 100 in totale, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in un anno, due su tre sono alimentate con le rinnovabili.
Secondo il rapporto Nimby, proprio l'energia, in paticolare quella detta pulita, è diventata il nuovo bersaglio del fronte del no, più dei sistemi di smaltimento rifiuti, che hanno tenuto banco in passato. Per la verità le proteste contro discariche e inceneritori sono ancora in cima alla lista, ma non di molto e appaiono in flessione. L'anno passato sul versante dell'immondizia s'è concentrato il 46,2 per cento delle 264 proteste censite, sull'energia il 44,3%, ma mentre per i rifiuti le contestazioni dal 2005 a oggi sono calate di 32 punti percentuali, per l'elettricità sono cresciute di una misura analoga.
Il resto delle battaglie dl fronte del no (il 10 per cento circa) ha riguardato il variegato universo delle infrastrutture: autostrade, alta velocità, aeroporti, metropolitane, tranvie e trafori.
La guerra totale all'energia è sorprendente per diversi motivi. Prima di tutto per i tempi: le ostilità crescono proprio mentre aumenta la dipendenza italiana all'estero, ormai arrivata all'85 per cento, con rischi di blackout ricorrenti legati soprattutto all'endemica crisi russo-ucraina per il gas.
Poi c'è l'aspetto economico: le contestazioni proliferano come se l'insuffcienza di strutture energetiche non avesse costi per la collettività, circa 21 miliardi di euro in 12 anni, in base a un calcolo dell'organizzazione. I costi del non fare, mentre secondo il Nimby Forum le contestazioni interessano la produzione nazionale. Infine è sorprendente constatare come si stia radicando una nuova leva di contestatori fondamentalisti contrari a tutto, senza eccezioni, che vogliono tenere in scacco qualsiasi progetto costrinendo l'Italia a procedere a passo lento.
Qualche esempio. Due comitati, l'Amiata Est e l'Amiata Ovest, una quarantina di militanti in tutto, si sono messi in testa di bloccare lo sfruttamento del vapore proveniente dal sottosuolo della montagna grossetana, una risorsa pulita che non costa nulla e con disponibilità illimitata, che si trova sul posto e che per la Toscana è una ricchezza non da poco, perchè consente la produzione di oltre un quinto dell'energia elettrica consumata. A pochi chilometri di distanza, a Larderello, i soffioni sono sfruttati da almeno un secolo e sulle stesse pendici dell'Amiata, a Santa Fiora, da più di 40 anni con il vapore si riscaldano serre di fiori che danno lavoro a più di 200 persone e nei salumifici si stagiona la rinomata cinta senese.
La regione, il comune di Santa Fiora e quelli vicini di Arcidosso e Piancastagnaio 2 anni fa firmarono con l'Enel un atto impegnativo, un protocollo per lo sfruttamento massiccio delle risorse geotermiche, e si aspettavano l'applauso. Invece sono arrivati i fischi dei comitati che stanno bloccando tutto.
A Poggi Alti di Scansano in Maremma, zona di produzione del Morellino, il parco eolico da 20 megawatt installato dalla tedesca Eon ha funzionato er qualche settimana, poi è stato bloccato da un solo viticoltore che si è rivolto l tar sostenendo che le pale degli impianti disturbano gli uccelli e le lepri. Tra ricorsi al Consiglio di Stato, autorizzazioni in sanatoria della regione e carte bollate, l'impianto è fermo da mesi.
L'argomento delle noie alla selvaggina è trai più usati dagli antieolico. E' stato convocato, per esempio, anche a Montebello Ionico, in provincia di Reggio Calabria, dove un progetto di centrale elettrica da 12 meawatt alimentata dal vento è in discussione da 5 anni fra tar e Consiglio di Stato che si sono dovuti pronunciare più volte sullaconcessione della Via (valutazione di impatto ambientale). Proprio quando il contenzioso sembrava finalmente risolto, è intervenuta la Lipu (Lega per la protezione degli uccelli) e il progetto è tornato in alto mare.
Sugli Appennini, a Fiastra (Macerata), l'Enel avrebbe voluto installare un impianto da 16 megawatt per sfruttare l'energia del vento, ma i comitati locali tanto hanno fatto che la Regione Marche li ha accontentati usando uno stratagemma: allargando l'area del Parco naturale dei Sibillini fino a comprendere la zona dove dovevano essere installati gli impianti che così sono diventati fuori legge.
A Castellana Sicula e Polizza Generosa, in provincia di Palermo, i comitati del no hanno messo i bastoni tra le ruote perfino a un progetto eolico da 31 megawatt che doveva sorgere accanto a una discarica di rifiuti. La costruzione dell'impianto è stata bloccata dalla soprintendenza con una motivazione esilarante: la struttura non deve essere realizzata perchè produce un impatto negativo sul paesaggio circostante, cioè deturpa i cumuli di immondizia.